Intestino irritabile: sintomi, cause, cura e approcci nutraceutici
Prof. Paolo Usai Satta – Gastroenterologia, ARNAS G. Brotzu, Cagliari
L’intestino irritabile è una condizione che colpisce fino al 10-15% della popolazione generale, privilegiando nettamente il sesso femminile.
Quali sono i sintomi dell’intestino irritabile?
Chi soffre di intestino irritabile riferisce di avere da anni dolori addominali, che possono interessare tutto l’addome, gonfiore addominale e irregolarità intestinale.
A questo proposito si distingue in intestino irritabile associato a diarrea, uno associato a stitichezza e uno in cui si possono alternare diarrea e stitichezza nello stesso paziente. Il dolore alla pancia può variare sensibilmente come frequenza, intensità e sede in addome.
Quali sono le cause dell’intestino irritabile?
La causa scatenante di un intestino irritabile non è generalmente facile da riconoscere; infatti, sono diversi i fattori che possono favorire la sua insorgenza, come l’alterazione della motilità intestinale, modificazioni della flora intestinale, l’influenza del sistema nervoso centrale e condizioni psicologiche come ansia e depressione. In un piccolo numero dei casi, inoltre, è stata riconosciuta anche una componente genetica predisponente.
Vi è poi una forma particolare, chiamata intestino irritabile post-infettivo, che insorge dopo una infezione batterica acuta tipo gastroenterite para-infettiva.
In tutti i casi si tratta di una condizione che è destinata a durata anni ed in qualche caso accompagna il paziente per tutta la vita.
Cosa mangiare quando si ha l’intestino irritabile?
Il ruolo del cibo è controverso: molti pazienti sono convinti che un particolare alimento sia la causa dei disturbi intestinali. In realtà una vera e propria intolleranza alimentare è raramente presente; il pasto, invece, a prescindere dal suo contenuto, è spesso un fattore scatenante aspecifico dei sintomi.
Come si sospetta un intestino irritabile? Ci sono strumenti diagnostici specifici?
Il sospetto di questa malattia comincia da una valutazione attenta dei disturbi. La presenza, soprattutto diurna, di dolore addominale, gonfiore ed alterazioni dell’alvo, spesso associati e/o scatenati da situazioni di stress emotivo, rappresentano un primo forte indizio. L’assenza di cosiddetti sintomi di allarme, come calo di peso, sanguinamento rettale e febbre, non fanno altro che aumentare ulteriormente il sospetto.
Qualora si sospetti una condizione di IBS, gli accertamenti di base da fare sono gli esami di laboratorio di routine, lo screening della malattia celiaca e la calprotectina fecale (soprattutto nelle forme diarroiche). Solo se il paziente ha più di 50 anni, con la presenza dei sintomi citati risulta opportuno programmare una colonscopia.
Come si cura la sindrome dell’intestino irritabile?
Eliminare definitivamente i disturbi dei pazienti con intestino irritabile non è facile. Un obiettivo ragionevole e realistico è quello di attenuare i sintomi, per renderli più gestibili, sopportabili in uno scenario di convivenza con disturbi per lo più cronici.
Sono teoricamente disponibili molti farmaci e dispositivi medici, comprese sostanze nutraceutiche. In linea generale si cerca di contrastare quello che in quel momento è il disturbo prevalente.
Se il dolore addominale è il sintomo più significativo possono essere consigliati antispastici, da utilizzare attraverso cicli terapeutici. In presenza di gonfiore e diarrea possono essere indicati probiotici (che agiscono sulla flora batterica) e in casi particolari l’assunzione di antibiotici ad assorbimento solo intestinale. Quando invece è la stitichezza a prevalere il paziente può utilizzare lassativi o farmaci che aumento la secrezione intestinale.
Naturalmente, va sempre considerata la potenziale insorgenza di effetti collaterali dei farmaci, anche se in genere questi prodotti sono ben tollerati.
L’approccio terapeutico, inoltre, offre la possibilità di utilizzare formulazioni nutraceutiche che hanno come scopo principale quello di favorire i processi fisiologici dell’organismo.
Si tratta di formulazioni a base di sostanze per lo più di origine naturale (p.es. carbone vegetale, menta, camomilla, melissa e liquirizia) che possono esercitare una azione prebiotica capace cioè di favorire lo sviluppo di ceppi batteri benefici a livello della flora microbica intestinale. Possono essere di aiuto ai pazienti con intestino irritabile, senza causare significativi effetti collaterali.
Quale ruolo ha la dieta come terapia dell’intestino irritabile?
I pazienti con intestino irritabile hanno sicuramente qualche difficoltà a tollerare alimenti ricchi di fibre vegetali e zuccheri raffinati, che possono accentuare sia il dolore sia il gonfiore addominale, oltre che incidere sulle alterazioni della regolarità intestinale.
Per questo motivo viene spesso proposta una dieta povera di carboidrati e fibre vegetali (la cosiddetta dieta low-FODMAP), che ha mostrato di migliorare i disturbi dei pazienti. Questa dieta deve essere personalizzata e deve durare un tempo limitato, per evitare squilibri nutrizionali.
Conclusioni
In conclusione, l’intestino irritabile è una malattia cronica che può accompagnare il paziente in tutta la sua vita, ma è per fortuna benigna, non essendo gravata da significative complicanze e non causa un aumentato rischio di vita per i pazienti.
È però capace di influire pesantemente sulla qualità della vita di chi ne è affetto e interferire sia sull’attività lavorativa sia sui rapporti personali ed affettivi.
A partire dal gastroenterologo, la gestione di questo problema deve essere multidisciplinare, coinvolgendo anche nutrizionista e psicologo partendo naturalmente dal medico di famiglia.
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